E’ bello riemergere dallo studio ed accorgersi che, si, c’è tutto un mondo intorno. che gira ogni giorno. Ragionando sconnessamente, questo mondo, le nuove tecnologie, le usa. Apro “Coltivare le connessioni”. La prima cosa che, onestamente, mi chiedo, è “perchè”. Provo un’antipatia viscerale, a volte, per coloro che sentono il bisogno di comunicare col mondo aggiornandolo di ogni movimento, ogni evento, ogni occasione a cui parteciperanno. Si esiste perchè si condivide la serata on line. Si esiste perchè si informa il proprio pubblico on line che ci stiamo recando alla stazione,all’università, alla mensa, al lavoro. E questo, alla fine, è forse un meccanismo di umana comunicazione a cui nessuno può sottrarsi. Controllo la mia “bacheca”, lo faccio anche io in qualche modo, lo faccio automaticamente. Tollero poco le connessioni online e lo comunico online. Gestisco la mia pagina facebook. Contatto amici tramite il pc, li informo dei miei movimenti. Alla fine,forse, è un male endemico. Eppure, però, a volte si degenera.

Come quando,dopo un servizio in ambulanza al soccorso di un operaio a cui il tubo di un’impalcatura ha reciso la femorale, si rientra in sede e, invece che vedere il cordoglio per la morte di un uomo, si vedono i dipendenti dell’associazione felici che i giornalisti durante il servizio li abbiano fotografati e abbiano messo la foto online.

Quando accadono queste cose, e vi giuro, accadono, non si può che rimanere disgustati. E chiedersi, continuare a chiedersi incessantemente, quale sia il senso del coltivare le connessioni, perchè sia così fondamentale ribadire costantemente la propria esistenza online per affermare la propria esistenza quotidiana.

Ciò che non si mostra, non esiste.Cerco in questo corso il senso di questa affermazione, il significato intrinseco della necessità di far parte di una “rete in una società priva di soluzioni di continuità”. Si, Internet è democratico. Dà accesso a chiunque. Internet è divulgativo. Troviamo in rete ogni sorta di informazione. Internet consente la connessione. Internet può arginare i danni della scolarizzazione.

Ma, mi chiedo: e il descrivere,il vivere, il sentire?

Cosa riserviamo a noi, al nostro vissuto, alla nostra intimità,se la nostra esistenza passa solo ed esclusivamente dal “search and share”?

Mi sarebbe piaciuta, forse, semplicemente, la scuola di Don Milani. E mi piace anche l’idea di stare online per crescere,per apprendere. Ma non vorrei perdere di vista le connessioni umane. Quelle fatte di volti, espressioni, contatto fisico,odori ed impressioni.Non voglio dimenticare “il profumo di pan di spagna e della nebbia delle montagne”.

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